Prefazione


Quando si sceglie la strada meno conosciuta

di Concetta Cirigliano Perna

Cambiare is a way of life per noi che decidiamo di emigrare. Cambiamo nazione, città, affetti, lingua, lavoro, odori, sapori, cultura, amicizie. L’emigrazione ci cambia. Cambiandoci ci fa crescere.
Un volo lungo 24 ore non ci porta agli antipodi solo geograficamente. Ci mette a confronto con la diversità: gli altri sono diversi e tu sei diverso. Tu avverti la loro diversità  Loro avvertono la tua. Non è questione di chi sia migliore o peggiore. Si è diversi: punto!
Tra te e loro si stabilisce una tacita sfida: vediamo chi ce la fa.
Siccome l’intruso sei tu, sei tu che devi cambiare. Magari dopo puoi provare a cambiare loro, e forse ci riesci pure. Ma intanto sei tu che devi cambiare.
Altrimenti ritorni da dove sei partito. Con in bocca un sapore molto amaro: hai fallito, agli occhi degli altri ma soprattutto ai tuoi. Un rospo duro da mandare giù.

Ce lo dimostra Stella, la giovane protagonista di questo diario esilarante e avvincente. È un’aspirante ballerina, a primo acchito – ma solo a primo acchito – un po’ svampita e sognatrice. Dopo tante porte sbattute e provini andati male, decide di portare il suo talento all’estero. Si convince che, lontana dalla sua città di provincia, diventerà talmente famosa e ricca da far “rosicare” la sorella e tutte le amiche, che, al contrario di lei, non saprebbero mai rinunciare alla tranquillità del loro “piccolo mondo”, rassegnate a vivere nell’attesa che succeda qualcosa.
Lei invece sceglie la strada piena di bivi, molto spesso senza un cartello. Sceglie la strada meno conosciuta: the less travelled by!

Parte perché non vede la luce alla fine del tunnel. Non la vede non perché non voglia. Non la vede perché non c’è. Non la vede come non la vedono le decine di migliaia di giovani italiani, laureati, plurilaureati, dai cervelli molto fini e dalle braccia forti che partono. Vanno a servire, un po’ maldestri, cibo e bevande nei ristoranti del mondo, ad affollare i cantieri edili dove ingegneri fanno i manovali e gli architetti gli imbianchini. Inseguono ideali, la realizzazione, il successo, il futuro. Cozzano contro mille ostacoli, sperimentano frustrazioni e talvolta anche umiliazioni. Rischiano di essere portati a braccetto all’aeroporto per un visto scaduto o per una sponsorizzazione mancata. Eppure all’estero la luce alla fine del tunnel la vedono.

Stella parte perché non riesce a immaginare la sua vita in continua lotta contro i mulini al vento, in una società che non riesce nemmeno più ad alimentarsi della gloria del passato, che vede stantia, ancorata a valori che lei non considera tali, che tarpa le ali e smorza i talenti, che non valorizza il merito e premia chi meriti non ha. Parte perché sa che se non lo fa, non potrà mai esprimere le sue potenzialità  che sente dirompenti dentro ogni poro della sua pelle.

Parte contro la volontà di tutti, che non aspettano altro che poter dire: «te lo avevo detto io!».

E proprio per allontanare più di un «te lo avevo detto io!», Stella capisce che demordere è un lusso che non può concedersi. Man mano che gli ostacoli crescono, le sue risorse crescono di pari passo. Ne tira fuori anche tante di nuove, accipicchia se ne aveva! Ma dov’erano annidate fino ad allora? Che sia vero il detto dei nostri nonni, “la necessità aguzza l’ingegno”?
Stella non si aspetta rose e fiori, mentre quel Boeing 380 l’allontana dalle sue certezze, piccole ma pur sempre certezze. Tuttavia sin dal primo istante che posa il piede in Terra Australis, si rende conto di aver mistificato la realtà. Per quanto difficile, deve ammettere al suo “diario”, di aver sopravvalutato se stessa. Persino il suo inglese, di cui si sentiva padrona, la tradisce proprio nei momenti in cui da esso dipende la sua sopravvivenza.

Tenera nella sua leggerezza, volitiva, a tratti ingenua, ma non troppo, Stella cela la sua fragilità di fondo sotto una corazza che all’inizio presenta qualche fessura, ma che si fa sempre più compatta man mano che “impara” a vivere la dimensione di emigrante. It’s a long learning process, un viaggio, fisico e metaforico, certamente non sempre lineare, spesso in salita, una corsa ad ostacoli. Un percorso fatto di attese: l’attesa di una telefonata, di un colloquio di lavoro, di un’offerta di lavoro, del rinnovo del visto, del contratto d’affitto. L’attesa di uno squillo che può cambiare la sua vita.

Da lettori non possiamo che entrare in un rapporto di totale empatia con Stella. Ci lasciamo prendere per mano e lottiamo con lei, facciamo il tifo per lei. Sentiamo il suo cuore che palpita, gioisce, s’illude, si disillude, esalta, soffre, si sorprende e ci sorprende. A un ritmo incessante.

Riuscirà nelle sue aspirazioni?
Forse sì, forse no! Ma importa?
Di certo è cambiata. È cresciuta. E anche molto.

 

 

(Concetta Cirigliano Perna è autrice di numerosi testi di narrativa e di didattica).

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